COMUNICATO STAMPA

La CGIL di Forlì è fortemente preoccupata per l’aggravarsi della crisi economica nel territorio; è evidente che la crisi finanziaria si è prima scaricata sull’economia reale per diventare oggi una diffusa e profonda crisi sociale, con il conseguente emergere di nuove fasce di povertà e cadute di solidarietà e valori etici.

Riteniamo gravissimo che il Governo non solo non abbia messo in atto alcuna strategia di politica industriale, ma che perseveri anche nella mancata estensione a tutti i lavoratori degli ammortizzatori sociali oltre a non raddoppiare la durata della Cassa integrazione Ordinaria e a aumentarne gli importi, e non affronti il tema della distribuzione del reddito da lavoro e da pensione come elemento strutturale per il rilancio della capacità di acquisto delle famiglie in un’ottica di equità sociale.

I dati della crisi sul territorio mostrano uno scenario segnato da decine di imprese manifatturiere che hanno ormai terminato o termineranno nei primi mesi del 2010 le 52 settimane di CIGO; ne consegue da un lato il massiccio ricorso alla CIGS e dall’altro l’aumento della disoccupazione dovuta ai licenziamenti operati nelle micro imprese e dal non rinnovo di migliaia di contratti di lavoro precari, da una riduzione dei redditi dei lavoratori a causa dell’aumento delle ore di cassa integrazione e dai sempre più frequenti ritardi nei pagamenti delle retribuzione in tante imprese.

A ciò si aggiunge un sempre più evidente atteggiamento delle imprese verso processi di riorganizzazione e ristrutturazione con una inaccettabile riduzione del personale attraverso percorsi di selezione degli organici e il riesplodere della flessibilità e della precarietà.

I dati della situazione forlivese evidenziano con chiarezza una tendenza di peggioramento della situazione generale, una diminuzione della CIGO ed un aumento esponenziale della CIGS e degli ammortizzatori in deroga.

Infatti la comparazione dei dati di giugno 2009 rispetto a gennaio 2010 evidenziano nel settore metalmeccanico un aumento delle aziende coinvolte nella crisi che passano da 145 a 212 con una diminuzione di 400 lavoratori in CIGO e un aumento di 900 lavoratori in CIGS e 250 in EBER. Nel settore legno / nautica le imprese in crisi passano da 63 a 70 con un aumento della CIGS che passa da 55 dipendenti a 800. In edilizia vi è una diminuzione del monte salari complessivo di circa il 15% con circa 450 addetti in meno. Nel commercio le aziende in crisi passano da 19 a 42; stabile nella profonda criticità i settori chimico e tessile mentre in agricoltura si conferma una tenuta nel settore agro – industriale con invece forti preoccupazione per la stagione ortofrutticola dove si teme una riduzione in termine di giornate lavorative.